Talking ’bout a revolution, vent’anni dopo

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A volte apri il cassetto della tua scrivania alla ricerca di un accendino e trovi una cassetta di vent’anni prima. Proprio di vent’anni esatti. Sono cose che fanno pensare.

Non ho nessuna nostalgia per quell’età oscura che si ricorda spesso con troppa tenerezza. Solo che ti dà una impercettibile vertigine rivedere improvvisamente la calligrafia di una di quelle complicatissime amicizie che da adolescenti si confondono per qualcosa di così grande da assumere una dimensione quasi epica.

Ho sempre conservato con cura questo oggetto ed ora che è diventato quasi un pezzo da museo me lo ritrovo davanti per caso, assolutamente per caso, come qualcosa che si credeva di avere buttato e invece si è salvato solo perché non abbiamo centrato il cestino dei rifiuti.

Vale la pena di fare un bilancio dei vent’anni che mi separano dal pomeriggio in cui è stata incisa questa cassetta? Certo che no, ovvio. Ma quel momento così lontano in un modo o nell’altro resta intrappolato tra le mille cose di questa giornata, un filo rosso - così scrivevamo allora, dentro a quelle lettere così interminabili e sentimentalmente sgrammaticate - che tiene insieme due mondi lontanissimi. Meglio, un filo rosso lungo vent’anni che, in fondo, non tiene insieme più nulla. Ma intanto se ne sta lì, a ricordarti che hai vissuto tanto e che tanto ancora hai da vivere. Basta non perdere mai curiosità e capacità di lasciarsi sorprendere, anche da una cosa da niente come quella che ti puoi trovare davanti quando apri il cassetto della tua scrivania alla ricerca di un accendino.

Commodore 64, il computer più venduto del mondo

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Io che del Commodore 64 sono figlio non posso che riprodurre qui con somma soddisfazione un articolo del Messaggero in cui sono incappato oggi. Poi uno si domanda perché io prediliga lavorare da linea di comando piuttosto che con una qualsiasi interfaccia grafica. La mia dolce metà dice che i numerini verdi prima o poi mi faranno impazzire, e che finire in un plastico di Porta a Porta è il destino di quasi tutti i consulenti informatici. Che abbia ragione lei? Non lo so. E poi adesso non ho tempo per pensare a queste cose: devo tornare ai miei numerini verdi…

Il Commodore 64 è molto più di un computer. Lo sanno i milioni di appassionati che, in tutto il mondo, ricordano con nostalgia la familiare macchina di colore beige, che fece il suo ingresso nel mercato americano alla fine del 1982 per poi conoscere una rapida diffusione anche nel Vecchio Continente. Navigando in rete si scopre che tanti di quei ragazzi degli anni Ottanta, che magari avevano convinto i propri genitori ad acquistare il C64 a rate, ancora oggi hanno impresso nella mente ogni dettaglio dell’affascinante macchina: dai suoi giochi storici come Super Mario ai comandi in linguaggio Basic come il “SYS64738”, diventato oggi nickname prediletto degli internauti più nostalgici. Leggi il resto »

Directory public_html con uno script bash

Apache, Open Source, Shell, Sistema, Tips & tricks Nessun commento »

Mi è capitato spesso di dover mettere mano a server UNIX/Linux con una gestione dei VirtualHost di Apache compromessa da anni di utilizzo incontrollato del server da parte di amministratori di sistema non proprio ordinati. Il risultato di solito è un grande numero di utenti con home directory strutturate in maniera differente l’una dall’altra.

In particolare, in un caso recente mi sono ritrovato un centinaio di utenti dei quali una certa parte aveva la DocumentRoot nella propria home directory, altri invece ce l’avevano sotto /var/www/users/, cosa che io raccomando in quanto evita di avere problemi con SUEXEC nelle versioni di Apache precompilate.

Per sistemare una situazione così caotica ho deciso di mettere tutto correttamente sotto /var/www/users/ e mi si è presentata la necessità di creare automaticamente le directory mancanti e i relativi link simbolici alle varie home directory. L’ho fatto con un semplicissimo script in bash, che pubblico qui nel caso possa essere utile anche a qualcun altro. Ci ho messo anche un po’ di output per rendere il codice chiaro anche a chi è alle prima armi con la bash.

Attenzione! Alla riga 18 viene fatta la copia di un fast-cgi presente nella directory /var/www/users/ivan/. Ovvio che dovete sostituire ivan con il nome di un utente presente sul vostro server.

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#!/bin/bash
 
echo "Inizializzazione script..."
 
for i in $( ls /home/ ); do
  echo "  Sto processando '$i'"
  if [ -L /home/$i/public_html ]; then
    echo "    Il link simbolico /home/$i/public_html esiste gia' ... salto!"
  else
    echo "    Il link simbolico /home/$i/public_html non esiste: provo a crearlo ... "
    if [ -d /var/www/users/$i ]; then
      echo "La directory /var/www/users/$i esiste, non mi resta che linkarla ... "
      /bin/ln -s /var/www/users/$i /home/$i/public_html
    else
      echo "    La directory /var/www/users/$i NON esiste, ora la creo ... "
      /bin/mkdir /var/www/users/$i
      echo "    Copio il FAST-CGI ... "
      /bin/cp /var/www/users/ivan/fast-cgi /var/www/users/$i/
      echo "    Sistemo i permessi per la directory creata ... "
      /bin/chown -R $i:$i /var/www/users/$i
      /bin/chmod 700 /var/www/users/$i
      echo "    Creo il link simbolico ... "
      /bin/ln -s /var/www/users/$i /home/$i/public_html
    fi
  fi
done

Basta un click!

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BUC (Basta Un Click) è un software Open Source per Linux del SiciLinuX Group, sviluppato da Matteo Avalle in collaborazione con Valerio Billera, in grado di trasformare script bash in vere e proprie applicazioni dotate di comoda interfaccia grafica. Il programma sostanzialmente non è altro che un “interprete” in grado di leggere files con estensione .mc, ovvero dei particolari files XML, che contengono, al loro interno, una serie di script bash. In questo modo la vostra abilità nella programmazione bash può essere sfruttata per realizzare delle vere e proprie applicazioni dotate di interfaccia grafica.

Maggiori informazioni sul sito Internet ufficiale del progetto, all’indirizzo: http://buc.opensource.tk

Linus Torvald: uno stile di vita sano…?

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Riporto qui la traduzione di un post a mio parere molto divertente pubblicato da Linus Torvald sul suo blog personale - ebbene sì, ha anche il tempo per tenere un blog personale, lui…

Non so voi, ma io sono sempre dell’idea che alla natura si deve dare una mano. Mi sono fatto il lasik agli occhi, ad esempio, e sono assolutamente soddisfatto.

Non che mi sia mai dispiaciuto portare gli occhiali, ma non riuscivo nemmeno a riconoscere i miei figli in piscina anche solo alla distanza di un paio di metri. Parliamoci chiaro. Nuotare dietro ai figli degli altri e fargli il solletico non è considerato un comportamento socialmente accettabile. Almeno negli Stati Uniti.

Questo mi porta a parlare di un altro aiutino che vorrei dare alla natura: non sono mai riuscito a trovare uno sport che mi entusiasmasse davvero. Certo, gioco a biliardo, che tecnicamente è uno sport, mi pare. Dopo tutto, si tratta sempre di far muovere una palla qua e là. Anche fare scuba è divertente, ma penso che se lo prendi come un esercizio aerobico stai sbagliando qualcosa (la parte migliore dello scuba è quando ti guardi attorno lasciandoti galleggiare - facendo il minimo possibile di esercizio fisico).

Parliamoci chiaro, io me ne sto seduto e immobile come un vegetale il 99% del tempo. Il mio lavoro è stare seduto davanti a un computer e, nei momenti di relax, l’ultima cosa al mondo che mi va di fare è correre qua e là. Una volta praticavo un po’ il nuoto, e per circa sei mesi sono riuscito a farmi tre quarti d’ora di piscina quasi tutti i giorni, e questo mi ha aiutato, ma anche se mi piace nuotare a un certo punto la cosa si era ridotta ad un conto delle vasche.

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Doppelme, ovvero il tuo avatar in 1 minuto

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Un messaggio per tranquillizzare tutti coloro che in questi giorni mi stanno cercando online e cominciano a mormorare che mi sia capitata una disgrazia. Niente di grave, sono solo profondamente immerso nel lavoro e non posso concedermi distrazioni a causa di alcune scadenze molto prossime. Mi scuso principalmente con Oscar: appena uscito dal marasmi torno sul tuo server e ti do qualche dritta per fare tutto quello che mi hai chiesto.

Nel frattempo, per ingannare l’attesa potete sempre visitare il sito DoppelMe e creare il vostro Avatar personalizzato! Si tratta di un servizio completamente gratuito che consente di creare un proprio alter ego da utilizzare su Internet. È davvero idiot proof e non richiede nemmeno una registrazione obbligatoria. L’avatar che vedete qui a fianco l’ho realizzato così, in meno di un minuto credo. Gingillate gente, gingillate… a presto!

Programma Linux Day 2008 a Bergamo

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Come ogni anno l’edizione bergamasca del Linux Day si distingue per l’eccezionale capacità organizzativa e la ricchezza dei seminari proposti. L’evento si terrà presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università degli Studi di Bergamo.

Citando il sito ufficiale dell’iniziativa, ricordo che il Linux Day è una manifestazione nazionale articolata in eventi locali che ha lo scopo di promuovere Linux e il software libero.

Per maggiori informazioni e prenotazioni, consultare il sito Internet ufficiale del BGLUG (Bergamo Linux User Group) all’indirizzo http://www.bglug.it.

Convertire FAT32 in NTFS con Windows XP

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Fino a qualche anno fa, installando Windows XP era pratica diffusa scegliere  di formattare la partizione principale con il filesystem di tipo FAT32. Questo principalmente per motivi di accessibilità dei dati anche da sistemi operativi obsoleti (Windows 98) o “alternativi” (per Linux l’accesso in lettura e scrittura alle partizioni NTFS è stato introdotto con un certo ritardo, per ovvie ragioni).

Capita ancora oggi di trovare vecchie workstation con filesystem FAT32. Decaduta ogni ragionevole motivazione per conservare questo tipo di scelta, in questi casi io consiglio di effettuare la conversione da FAT32 a NTFS, dal momento che si tratta di un’operazione sicura, collaudata e che porta benefici indubbi sul piano operativo, primo fra tutti la possibilità di gestire volumi di dimensioni superiori ai 32GB (limite massimo per FAT32).

L’operazione di conversione è estremamente semplice. È sufficiente aprire una finestra di DOS e impartire il seguente comando:

Convert X: /FS:NTFS /V /NoSecurity

  • X: corrisponde all’unità per cui vogliamo effettuare la conversione (ad esempio: C:)
  • /V indica di visualizzare i dettagli di ogni operazione (verbose mode)
  • /NoSecurity permette di non limitare l’accesso ai file convertiti in NTFS

Verrà richiesto il nome del volume per cui effettuare la conversione. Se il volume non ha nome, date invio senza inserire nulla. Il resto avviene in maniera pressoché automatica. Ecco un esempio dei semplici step attraverso cui passare:

Conversione Partizione Win XP (C)
Il file system è di tipo FAT32.
Inserire l'etichetta di volume corrente per l'unità C:: Win XP
Impossibile eseguire la conversione. Il volume è utilizzato
da un altro processo. Smontare il volume per eseguire
la conversione. TUTTI GLI HANDLE APERTI NEL VOLUME
CESSERANNO IN QUESTO MODO DI ESSERE VALIDI.
Forzare lo smontaggio su questo volume? (Sì/No)

Rispondere Sì (S) a quest’ultima domanda. Il sistema vi avviserà del fatto che è smontare il volume perché in uso e chiederà se si vuole programmare l’operazione al successivo riavvio. Anche in questo caso, rispondere affermativamente e riavviare la macchina.

Come dicevo, l’operazione è estremamente sicura e collaudata, ma - come si dice oltre oceano - “shit happens”, quindi consiglio di effettuare un backup preliminare nel caso in cui, ad esempio, vi tagliassero la luce proprio mentre state effettuando la conversione del filesystem.

Plastination…

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Non credevo ci fosse ancora qualcuno che non ha mai sentito parlare di Plastination, il macabro progetto di Gunther von Hagens. Credo di avere visitato per la prima volta il suo sito Internet almeno 6 anni fa, ma mi potrei sbagliare per difetto. Premetto che non trovo nell’arte di von Hagens alcunché di notevole o anche solo degno di attenzione. Io sono per disconoscerlo, ma non conoscerlo affatto è un po’ troppo. Per tutti quelli che si sono persi la disgustosa chicca, vi riporto alcune notizie sul progetto nel resto del post, ma vi avverto: quanto segue potrebbe non essere di vostro gradimento o addirittura offendere la vostra sensibilità. Leggi il resto »

CentOS 4.7 Server CD - i386 Released

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Nella notte è stata rilasciata l’ultima versione stabile di CentOS, l’ottima distribuzione Linux enterprise level derivata dai sorgenti ufficiali di Red Hat, la sola che contesti i primati di nuove installazioni alla Ubuntu 8.04 LTS Server Edition. CentOS (acronimo di Community enterprise Operating System) è la scelta ufficiale di molti ISP e rivenditori di hosting.

Una curiosità: anche se CentOS deriva direttamente da Red Hat Enterprise Linux, sul sito Internet ufficiale della distro si legge solo che “CentOS is an Enterprise-class Linux Distribution derived from sources freely provided to the public by a prominent North American Enterprise Linux vendor. Questo per ovvie ripercussioni che il grande successo di CentOS ha provocato nelle relazioni con Red Hat.

Ecco infine alcuni passaggi dell’annuncio ufficiale: The single CD server install for CentOS 4.7 has now been released and is available from all active mirrors. Notes: this installer will only work with i686-based CPUs; the included packages are a subset of all packages available in the CentOS distribution, however yum has been pre-configured to use the entire repository; in order to ensure that drivers and other third-party applications maintain compatibility, the package set used on the Server CD is from release time CentOS 4.7, you are strongly encouraged to run a ‘yum update’ immediately after installation; the ISO size is lower than the 650 MB acceptable for a single CD - feedback on what other packages should be added or removed from this CD for the next release are welcome.