Chi è maestro nell’arte di vivere distingue poco fra il suo lavoro e il suo tempo libero, fra la sua mente e il suo corpo, la sua educazione e la sua ricreazione, il suo amore e la sua religione.
Persegue la sua visione dell’eccellenza in qualunque cosa egli faccia, lasciando agli altri decidere se stia lavorando o giocando. Lui pensa sempre a fare entrambe le cose insieme.
… Parla Londra, trasmettiamo alcuni messaggi speciali:
Felice non è felice; è cessata la pioggia; la mia barba è bionda;
la mucca non da latte; Giacomone bacia Maometto;
le scarpe mi stanno strette; il pappagallo è rosso; l’aquila vola.
Parla Londra, abbiamo trasmesso alcuni messaggi speciali.
Clicca sul link per ascoltare la voce del Colonnello Harold Stevens che legge il comunicato, siamo nel lontano 1944:
Riporto qui le parole di “Little boxes” di Malvina Reynolds. Lo faccio perché sollecitato (esasperato?) dalle quotidiane vessazioni di Gianluca Nicoletti, noto conduttore radiofonico la cui trasmissione mattutina si apre appunto con questa canzonetta del 1962 a cui cani e porci hanno attribuito i significati più arbitrari, nonché il pregio di essere la prima vera canzone in cui sia mai soffiato il vento precoce del Sessantotto.
L’aspetto più folkloristico della trasmissione di Nicoletti - in onda dal lunedì al venerdì su Radio24 - è il finto gioco al massacro con cui radioascoltatori e utenti del blog “Melog” si divertono a simulare la propria avversione per il conduttore, avversione giocosa che mostra invece tutto il loro l’affetto per il brillante creatore di Golem. Finto gioco al massacro al quale, mi pare evidente, mi unisco io pure con la pubblicazione di questo post.
Little boxes on the hillside,
Little boxes made of ticky-tacky,
Little boxes, little boxes,
Little boxes, all the same.
There’s a green one and a pink one
And a blue one and a yellow one
And they’re all made out of ticky-tacky
And they all look just the same.
And the people in the houses
All go to the university,
And they all get put in boxes,
Little boxes, all the same.
And there’s doctors and there’s lawyers
And business executives,
And they’re all made out of ticky-tacky
And they all look just the same.
And they all play on the golf-course,
And drink their Martini dry,
And they all have pretty children,
And the children go to school.
And the children go to summer camp
And then to the university,
And they all get put in boxes
And they all come out the same.
And the boys go into business,
And marry, and raise a family,
And they all get put in boxes,
Little boxes, all the same.
There’s a green one and a pink one
And a blue one and a yellow one
And they’re all made out of ticky-tacky
And they all look just the same.
Non popolo arabo, non popolo balcanico, non popolo antico
ma nazione vivente, ma nazione europea:
e cosa sei? Terra di infanti, affamati, corrotti,
governanti impiegati di agrari, prefetti codini,
avvocatucci unti di brillantina e i piedi sporchi,
funzionari liberali carogne come gli zii bigotti,
una caserma, un seminario, una spiaggia libera, un casino!
Milioni di piccoli borghesi come milioni di porci
pascolano sospingendosi sotto gli illesi palazzotti,
tra case coloniali scrostate ormai come chiese.
Proprio perché tu sei esistita, ora non esisti,
proprio perché fosti cosciente, sei incosciente.
E solo perché sei cattolica, non puoi pensare
che il tuo male è tutto male: colpa di ogni male.
Sprofonda in questo tuo bel mare, libera il mondo.
Parole come “baita”, “pascolo”, “pastorella di oche” mi affascinarono lungo tutta l’infanzia. Possedevano l’aroma sensuale di un mondo vero, spensierato e lontanissimo dai tetti polverosi di lamiera, dagli spiazzi colmi di rottami e rovi, dagli squallidi pendii di una Gerusalemme strozzata dal giogo di un’estate incandescente. Bastava che sussurrassi fra me e me “pascolo” - per udire il muggito delle vacche con le campane appese al collo e il gorgoglio dei ruscelli. A occhi chiusi, osservavo la pastorella d’oche scalza, che mi turbava fino alle lacrime quando ancora non sapevo nulla.
Fima non mollava:
“Ti ricordi di quella famosa frase della poesia di Amir Gilboa? ‘D’improvviso un uomo si alza al mattino, s’accorge di essere un popolo e si mette in cammino’? È proprio questa l’assurdità di cui ti sto parlando. Innanzitutto, professore, la verità, mano sul cuore, è: ti è mai capitato di alzarti al mattino e di accorgerti all’improvviso che sei un popolo? Tutt’al più, nel pomeriggio. Chi vuoi che sia capace di alzarsi al mattino e accorgersi di essere un popolo? E come se non bastasse mettersi anche in cammino. Forse Gheulla Cohen: chi è che si alza al mattino e non si sente di merda?”.