Sto realizzando una piccola campagna per promuovere i servizi della mia società. Ne approfitto per farmi anche qui un po’ di pubblicità.
Sotto le mentite spoglie di equanta si cela un gruppo di lavoro formato da due soci effettivi ed un numero variabile di collaboratori, che si alternano di volta in volta a seconda del progetto.
Come si legge qui accanto, nella demo del promo che sto realizzando, i nostri principali servizi sono i seguenti:
Siti Internet professionali
Portali aziendali
Internet marketing
Consulenza sistemi UNIX/Linux
Sviluppo e manutenzione web application
Database management
Assistenza informatica professionale
Produzioni multimediali per il web
Hosting e housing professionale
Per maggiori informazioni vi potete rivolgere direttamente a me oppure scrivere all’indirizzo info@equanta.it, thanx!
Il progetto Ksplice ha un obbiettivo più che ambizioso: integrare in un sistema operativo Linux un layer che permetta di applicare aggiornamenti di sicurezza al kernel senza dover riavviare il sistema.
Per chi non abbia dimestichezza con i sistemi UNIX-like, va detto che riavviare un server (o anche un PC) ad ogni installazione di software non è una cosa normale, credetemi… Sui server di alcuni miei clienti il reboot è stato effettuato oltre un anno fa e tutto fila più che liscio, com’è giusto che sia. Ci sono rare situazioni in cui, però, riavviare il server è obbligatorio ed una di queste è proprio l’installazione di patch che riguardano il kernel. Ebbene, sul sito Internet del MIT c’è da tempo una pagina che promette di rendere superfluo il reboot anche in caso di modifiche sostanziali al kernel Linux!
I sistemisti dell’università americana stanno testando Ksplice dal 2005. I risultati sono impressionanti: il software è riuscito ad applicare automaticamente l’84% delle 50 patch principali rilasciate durante questo lasso di tempo. Ksplice è stato testato su differenti distribuzioni sia a 32 che a 64 bit a partire dal kernel 2.6.8 fino all’ultimissimo 2.6.25, chi volesse può trovare maggiori informazioni sul sito del Massachusetts Institute of Technology, a questo indirizzo:
Non senza problemi, dal momento che ora non mi è più possibile inserire immagini in questo post. Approfondirò l’argomento quando avrò un attimo di tempo, ma il fatto che ad ogni upgrade WordPress introduca sempre nuovi problemi - nove vole su dieci riconducibili alla mancanza di vera interoperabilità con i plugin - mi scoccia davvero molto. Per il momento ve bene così. Certo, con Drupal certe cose non mi accadono mai…
Update! Sono finalmente riuscito a risolvere il problema. Certo il team di automattic mi ha deluso un po’, almeno in questa circostanza. Va bene così, stiamo a vedere.
Sun ha finalmente deciso di aprire tutto il codice Java, ma proprio tutto, anche quelle porzioni che ha tenuto sino all’ultimo completamente inaccessibili alla community. La versione open source del framework di sviluppo Java si chiama OpenJDK e il suo uso sarà completamente regolato dalla licenza GPL.
A momento in cui scrivo restano ancora fuori gran parte delle librerie per cifratura, grafica, audio e gestione SNMP. Non è cosa da poco, ma il team di Sun sta lavorando per portare a termine il lavoro. La principale conseguenza sarà la riammissione di Java in tutte le distribuzioni GNU/Linux, ora osteggiata a causa della precedente licenza del Java Community Process, incompatibile con la GPL.
Gli obbiettivi di Sun sono gli stessi di tutte le grandi software house che si sono recentemente convertite alla filosofia open: catturare il maggior numero possibile di sviluppatori open source, contrastando così l’avanzata degli altri linguaggi runtime. Una battaglia che fa senz’altro bene anche alla community e alla filosofia che la governa.
È di oggi il comunicato che annuncia il rilascio ufficiale di PC-BSD 1.5.1, il sistema operativo per desktop basato su FreeBSD 6: “PC-BSD version 1.5.1 is now available for download as both ISO and updates from version 1.5. This version provides updates to the default port set, as well as numerous bug fixes to the system tools and utilities. Also, additional translations have been added to provide a more complete localized experience.“ Ho utilizzato PC-BSD su macchine di test per molti mesi e lo trovo un prodotto straordinario. Prima di tutto perché sono un sostenitore accanito di FreeBSD. Poi perché i vantaggi in termini di prestazioni rispetto a Linux sono notevoli. Purtroppo non posso dire lo stesso in merito alla compatibilità e diffusione dei s/w, ancora molto, molto scarsa.
C’è un modo di contribuire alle attività di Emergency a favore delle vittime della guerra e della povertà che non costa nulla: devolvere il 5 per mille della propria dichiarazione dei redditi a Emergency.
Come fare
Compila la scheda CUD o del modello 730.
Firma nel riquadro indicato come “Sostegno delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale, delle associazioni di promozione sociale…”
Indica nel riquadro il codice fiscale di Emergency: 971 471 101 55
Anche chi non deve presentare la dichiarazione dei redditi può comunque richiedere la scheda al datore di lavoro o dell’ente erogatore della pensione e consegnarla (compilata e in busta chiusa) a un ufficio postale, a uno sportello bancario, che le ricevono gratuitamente, o a un intermediario abilitato alla trasmissione telematica (CAF, commercialisti, etc.). Sulla busta occorre scrivere DESTINAZIONE CINQUE PER MILLE IRPEF e indicare cognome, nome e codice fiscale del contribuente.
Emergency riferirà dell’impiego dei fondi devoluti con il 5 per mille attraverso la sua rivista e il sito Internet ufficiale http://www.emergency.it.
Stavo leggendo un articolo di Fabrizio Dragosei comparso oggi sull’edizione online del Corriere della Sera. Mi ha catturato il sottotitolo, che trovo semplicemente agghiacciante: Il giornale anti-Putin «mette la testa a posto». L’articolo di Dragosei riassume brevemente quanto accaduto pochi giorni fa in Sardegna, dove il nostro prossimo Presidente del Consiglio ha intrattenuto l’illustre e potente amico.
Si leggono frasi dal tono inequivocabile: “Non sarà chiuso, ma metterà la testa a posto il giornale che venerdì scorso in Sardegna ha suscitato le ire di Putin”, “Notizie smentite categoricamente, che hanno portato Silvio Berlusconi, [...] a puntare le mani atteggiate a mitraglietta alla giornalista”, “La reazione di Putin ha spinto l’editore di Moskovskij Korrespondent, a sospendere subito le pubblicazioni e a licenziare il direttore”.
Con imbarazzante evidenza da questa storia trapela tutto il clima di terrore e di omertà che vige in un paese radicalmente antidemocratico. Le ragioni profonde di Putin potrebbero anche essere buone, non lo escludo: riportare stabilità e benessere nel Paese anziché lasciarlo dilaniare degli interessi particolari dell’ex intelligencija comunista è senz’altro un obbiettivo nobile, ma i mezzi con cui l’ex dirigente del KGB sta cercando di perseguirlo sono quanto meno allarmanti.
L’articolo di Dragosei si chiude in maniera emblematica: [...] la stragrande maggioranza dei russi non ha ancora sentito nemmeno parlare dell’intera vicenda. Le tv l’hanno taciuta completamente. Come hanno sorvolato sulla domanda di Natalya, sulla risposta di Putin e sulla mitraglietta di Berlusconi.
Beh, parliamone noi, allora. Noi che abbiamo ancora gli strumenti materiali ed intellettuali per farlo. Del resto, si tratta solo di gossip, e il gossip piace tanto a noi italiani. O no?
L’attesissimo rilascio di Slackware Linux 12.1 è ormai alle porte: “We have now reached the Slackware 12.1 RC2 milestone. We’re beyond updating packages or fixing minor cosmetic bugs at this point (actually, we had hoped to be past that with RC1, but there were still items in need of attention). What we have here now has proven to be stable for our testers, so unless some real showstoppers are found we’ll be releasing this as Slackware 12.1-final soon.“ Per quanto si legge nei changelog, il kernel Linux è stato aggiornato alla versione 2.6.24.5, con glibc ricompilato ad hoc. Sono state introdotte patch per xine-libs a causa di un possibile buco di sicurezza. Tutto il resto è ben spiegato, come sempre, nei changelog ufficiali.
Un aggiornamento importante al mio post di ieri: anziché utilizzare la versione di `youtube-dl` che si trova nei repository Debian, consiglio vivamente di scaricare l’ultima versione che si trova a questo indirizzo:
Questa versione risolve infatti alcuni problemi con i nuovi formati scelti da YouTube per identificare i video. Per utilizzare la nuova versione è sufficiente scaricarla sulla propria workstation (si tratta di un semplicissimo file di testo) e lanciarla come nell’esempio che segue:
Si tratta dello stesso video che ho postato qualche giorno fa, ma questa volta il file è stato scaricato in locale e convertito in AVI. Importante il fatto che nella versione scaricata non compaia più il logo di YouTube.
Per chi voglia scaricare copia di un video di YouTube, magari per modificarlo a proprio piacimento, esiste uno script in python pacchettizzato con il nome `youtube-dl` e disponibile nei repository di default di Debian GNU/Linux. Per installarlo sulla propria workstation è sufficiente il solito comandino magico:
# apt-get install youtube-dl
Una volta installato il pacchetto per scaricare i video da YouTube basterà lanciare il comando:
Ciò che otterrete sarà un file in formato Flash Video (FLV), senza il logo di YouTube, che potrà essere visualizzato con MPlayer. Se proprio si vuole convertire il file da Flash Video (FLV) a xvid (AVI) si può sempre ricorrere al mitico, irrinunciabile `ffmpeg`: