Premesso che le favicon sono sempre più importanti per individuare rapidamente una risorsa web all’interno di un browser, un gestore dei bookmark o anche solo un’applicazione per dispositivi mobile, va detto che realizzare una favicon idonea per tutti questi differentissimi strumenti di lavoro richiede qualche accortezza. Prima fra tutte la multirisoluzione: la favicon deve essere visualizzata correttamente in tutti i più diffusi formati – 16x16px, 32x32px, 64x64px e 128x128px.
Limitarsi al formato minimo per accontentare tutti non è una scelta oculata: avremo infatti molte applicazioni che mostreranno come favicon un incomprensibile riquadro composto da pixeloni stiracchiati. Adottare solo i formati maggiori invece produrrà la totale assenza di favicon nei supporti più datati o che semplicemente non sono in grado di riprodurre l’icona dei preferiti a quelle dimensioni.
Con GIMP – il celeberrimo programma libero e open source di fotoritocco – è possibile creare favicon partendo da immagini preformattate alle varie dimensioni, ottenendo non solo una efficace multirisoluzione ma anche gli effetti di trasparenza caratteristici del formato .png, ecco i semplici step da seguire:
creare l’immagine in formato .png ad una dimensione di 128x128px e salvarla
creare una copia della prima immagine, ridurla a 64x64px e salvarla separatamente
creare una copia della prima immagine, ridurla a 32x32px e salvarla separatamente
creare una copia della prima immagine, ridurla a 16x16px e salvarla separatamente
aprire nuovamente la prima immagine a 128x128px
importare come livello l’immagine a 64x64px
importare come livello l’immagine a 32x32px
importare come livello l’immagine a 16x16px
salvare l’immagine ottenuta come Microsoft Windows Icon (.ico) attribuendo correttamente i diversi livelli a formati corrispondenti
Fatto! Ora non vi resta che includere nelle vostre pagine la favicon multirisoluzione e richiamarla con l’apposito tag HTML:
Vi giro un minuscolo javascript che salverà molte delle vostre vite. Si tratta di una function da caricare negli head della pagina HTML per ottenere un resettamento progressivo degli z-index e annullare i problemi di sovrapposizione degli elementi che si verifica spesso quando nella pagina convivono vari elementi dinamici mescolati fra loro – ad esempio: menù a tendina tipo PixoPoint e presentazioni jQuery. In situazioni simili, spesso si verificano spiacevoli errori di valutazione della z-index da parte del browser – specialmente da parte di IE7 – ottenendo come risultato, ad esempio, la fastidiosa scomparsa di un menù a tendina dietro una presentazione a slide di jQuery. Questo piccolo script “miracoloso” risolverà il problema. Occhio che il reset delle z-index avviene in maniera progressiva dall’alto verso il basso, tenetene conto quando posizionate i div per non ottenere l’effetto contrario a quello voluto!
Il sito web in cui mi sono casualmente imbattuto questa mattina rappresenta uno dei grandi classici per il nerdiano doc, una sorta di bildungsroman dello spippolatore da tastiera più accanito. Si tratta di una “succintissima” raccolta di comandi per chi ancora si ostina a governare qualsiasi tipo di server semplicemente inviando comandi testuali, senza finestre, colori, consumo superfluo di CPU e di banda… Le sezioni disponibili sono: Oracle database, Windows CMD, CMD Commands XP/Win7, Bash, VBScript Commands, OS X Commands, Windows PowerShell, SQL Server database. Ovviamente l’unico link che mi sento di mettervi a disposizione è il seguente: http://ss64.com/bash/
Realizzato a tempo di record su CMS WordPress, da oggi è online il nuovo quotidiano bresciano “L’Eco delle Valli”, piccolo ma accurato organo di informazione locale dedicato alle valli bresciane. Distribuito da un paio di anni anche in una versione cartacea con cadenza mensile, L’EdV è di proprietà di Editore Fare Impresa Srl ed è diretto da Claudio Zani, imprenditore bresciano impegnato su più fronti nella vita economica e politica della città. Il sito richiede ancora alcuni piccoli aggiustamenti che verranno via via apportati dai giornalisti che collaborano alla testata. Leggi il resto »
Il titolo dovrebbe avere un certo non so che di evocativo per i trentenni avanzati, in effetti si tratta (anche) di una canzone semisconosciuta di Franco Battiato, non ricordo se appartiene a Fetus o a Pollution.
Qui si fatica a prendere sonno e quindi si smanaccia con il blackberry, cosi’ mi sono accorto che l’ultimo post sul mio desertico blog personale risale allo scorso 18 novembre, e si trattava pure di un test… No way! Il tempo per queste cose non lo trovero’ mai, pazienza.
Il 2010 e’ stato l’anno delle grandi manovre, tre traslochi in sei mesi — questo vi basti e avanzi. Il nuovo anno si preannuncia invece come quello dei cambi radicali di prospettiva, sara’ un anno spartiacque, in un certo senso, dominato per forza di cose dalla professione, ma reso davvero grandioso da un paio di appuntamenti con la vita enormemente piu’ importanti delle questioni lavorative… Insomma, come ogni volta il cambio d’anno mi gonfia di slanci entusiastici, ma ‘sto giro sono particolarmente ottimista guardando ai mesi che verranno, vediamo un po’ cosa succedera’: ho la stessa bramosia di quando leggo qualcosa della Mazzantini — qualcosa di recente, intendo…
Insomma, il mio silenzio fa un rumore tutto suo ma vuole solo dire che va tutto bene e che – se lo vorra’ il Cielo – le cose andranno sempre meglio. E’ quello che mi auguro.
Ed e’ quello che auguro anche a te, sconosciuto perditempo che leggi queste parole. Buon 2011, di cuore!
Mentre la voce flemmaticamente lombarda di Maroni spiega al popolo della notte dove e come Saviano abbia sbagliato, io provo a postare su WordPress dal mio BlackBerry, vediamo se funziona ancora tutto o mi devo rassegnare a farmi l’iPhone – che personalmente detesto…
Mi stanno segnalando in molti che, rientrati dalla pausa pranzo, hanno notato la clamorosa assenza dalla Rete del loro passatempo preferito. Confermo che FaceBook è giù da parecchio, come documenta questo link. Accertatisi che non si trattava di un problema loro, capiufficio e titolari hanno gioito per l’inaspettata boccata d’ossigeno: oggi la produttività delle loro imprese tornerà a livelli accettabili. Faccio loro notare però che, se vogliono oscurare definitivamente FaceBook e affini sulle postazioni lavoro dei dipendenti di soluzioni ce n’è più d’una, non ultima quella di acquistare uno dei nostri firewall con filtro di contenuto. Altrimenti noi che ci stiamo a fare?
Gli ultimi quattro dei sei immigrati che per oltre due settimane si sono asserragliati su di una gru in San Faustino a Brescia sono finalmente scesi. Mi ha impressionato vederli sospesi per giorni, inquadrati da telecamere che aguzzavano le loro ottiche costose per catturare un’espressione del volto o il dettaglio di un vestito logoro. Immagini destinate tra l’altro a non andare mai in onda, dato che solo la stampa locale si è occupata seriamente di questo evento – a mio parere epocale. Mi domando se il resto del Paese ha la più pallida idea di cosa è oggi la città di Brescia e del clima inebriante che vi si respira. Qui la storia sta precorrendo tempi anticipandoli di almeno dieci anni. Brescia è oggi una sorta di anarchico laboratorio, quello che adesso sta succedendo qui accadrà nei prossimi anni ovunque. Vista da qui l’integrazione sembra una lenta rivoluzione necessaria, una sorta di esplosione controllata e tutt’altro che violenta, magari con i consueti strappi di ogni cambiamento epocale, strappi che di tanto in tanto faranno male a qualcuno – è inevitabile – ma non ai più disposti a guardare le cose per quello che sono. Se cammini per le strade di questa che in un certo senso è la mia città di origine lo senti che un antico, stanchissimo equilibrio si sta spostando lentissimamente ma risolutamente, senza spezzarsi. Brescia mi piace e confido molto in questa città, stiamo a vedere ora che cosa succede.
Oggi mi è capitata una di quelle cose che è bello dire solo quando sono finite. Stavo sistemando una serie di nuovi virtual host sul webserver di un cliente quando, del tutto improvvisamente, la macchina ha smesso di rispondere a qualsiasi forma di comando. L’ambiente bash in cui stavo digitando i miei comandi sembrava integra, nel senso che mi era possibile effettuare qualsiasi normale operazione purché non avesse a che fare con il filesystem: funzionavano perfettamente comandi come top e ps, ma era impossibile effettuare il less di un file o addirittura ottenere il man di un qualsiasi comando… In tutti i casi ottenevo un brutale e inequivocabile Input/output error, sintomo tristemente evidente di un problema sul filesystem.
Non che sia una situazione in cui mi sono trovato spesso, grazie al cielo, ma trattandosi quasi sicuramente di un problema del controller RAID e non dei dischi (entrambi nuovi di zecca) ho deciso di effettuare un reboot, ma anche questo comando restituiva il medesimo errore: non essendo disponibile in memoria in forma di processo il kernel lo deve per forza prelevare dal filesystem, quindi… Input/output error.
Fatta questa romanzesca e noiosissima introduzione, vengo al sodo e registro qui il paio di comandi con cui sono riuscito a comunicare al kernel le mie cattive intenzioni:
# echo 1 > /proc/sys/kernel/sysrq
# echo b > /proc/sysrq-trigger
Con la prima istruzione ho abilitato il flag sysrq che permette di inviare comandi direttamente al kernel, mentre la seconda istruzione costituisce a tutti gli effetti il comando di reboot. Ecco alcuni link utili per conoscere meglio questa potentissima e preziosissima modalità di interazione con il kernel di Linux:
Ce lo siamo guardato e riguardato senza riuscire a stabilire se si tratti di una simpaticissima burla o di un semplice equivoco: questa brevissima sequenza tratta da un film di Charlie Chaplin mostra in apparenza una signora che passeggia parlando al cellulare. Il filmato risale al 1928, quindi escluderei si potesse trattare di una beta-tester della Motorola… Se mai si dovesse scoprire che è tutta una burla, dovremmo rendere omaggio al grafico che è riuscito ad ottenere una tale verosimiglianza. Però io sono più propenso a pensare che la passante si stia semplicemente premendo un fazzoletto bagnato o un sacchetto di ghiaccio sulla guancia, magari dopo essere stata da un dentista. Andate anche voi di fantasia, via…