Anche se esistono metodi certamente più ortodossi, ricorrere al vecchio e deprecabile protocollo FTP per mantenere la sincronizzazione tra directory collocate su due server a volte è semplicemente l’unica soluzione. Mi riferisco a situazioni in cui il cliente chiede il backup giornaliero di una vecchia applicazione che risiede su di un server a cui è possibile accedere – per motivi insondabili – solo ed esclusivamente mediante FTP.
Detto tra noi: il cliente non ha quasi mai ragione, e lo dico per esperienza: lui guarda le cose da una prospettiva quasi sempre conservativa, anche e soprattutto quando le cose non vanno per niente bene. La filosofia del cliente tipo è molto spesso la seguente: ha sempre funzionato, quindi funzionerà per sempre. O, peggio: ha sempre funzionato male, ma ha sempre funzionato, quindi funzionerà male ma funzionerà per sempre. Un sillogismo agghiacciante… Leggi il resto »
Segnalo a tutti i pischelli che per deprecabili motivi anagrafici non la conoscono un’opera che per quelli della mia generazione ha rappresentato una vera e propria icona pionieristica dello spirito Free Software in Italia. Si tratta della ormai mitica raccolta di appunti collezionati e pubblicati sistematicamente da Daniele Giacomini a partire dal 1997. Denominata inizialmente “Appunti di Linux”, dal 2000 ha preso il nome di “Appunti di Informatica Libera” e copre in maniera semplice ed estremamente empirica una vasta gamma di argomenti, dai concetti più elementari alla compilazione di sorgenti in vari linguaggi – sì, ci sono anche istruzioni piuttosto dettagliate circa la compilazione del kernel Linux.
Mi capita sempre più spesso di dovere effettuare backup di partizioni Linux installate su SD card e di doverle ripristinare su altre SD. Il tutto rientra in un progetto molto interessante in cui un microserver basato su Linux gestisce una serie di funzionalità di rete amministrabili da un backoffice accessibile da LAN, WAN e WLAN. Lo sviluppo di questa soluzione necessita di repliche su microserver di backup e su vari altri dispositivi benchmark. Dato che ripeto questa procedura almeno 2 volte al giorno, la registro qui perché possa essere di pubblica utilità.
Questo è uno di quei vecchi trucchi del mestiere che – a volte – si finisce per dimenticare proprio per la loro disarmante semplicità.
Questa settimana ho dedicato molto del mio tempo al rifacimento di un server Dell PE1950. Non è la macchina più performante tra quelle che ho a mia disposizione ma è senz’altro un server di altissima qualità, destinato a durare molto nel tempo. Una delle mie esigenze più urgenti quando preparo server di questo livello è l’integrazione con Debian GNU/Linux dei software di monitoraggio del RAID-1. A seconda del controller montato sul server è necessario ovviamente installare uno specifico software e settare correttamente il kernel. Spesso questo tipo di operazioni richiede molto tempo e molta pazienza, specie nel benchmarking che deve
Rispondo ad una richiesta di assistenza che mi ha raggiunto nel cuore della notte: un server Debian GNU/Linux 4.0 (Etch) si è perso – per motivi che meriterebbero un serio approfondimento – le chiavi pubbliche dei repository indicati in /etc/apt/sources.list. Si tratta – in poche parole – delle chiavi di crittografia GPG che permettono di verificare l’effettiva identità del repository, onde evitare il download di pacchetti contraffatti da chissà quale fonte.
Mi capita sempre più spesso di ricevere offerte da aziende mai sentite prima che promettono interventi miracolosi di SEO, con risultati pressoché immediati e decisamente allettanti: incremento degli accessi anche del 500%, presenza nelle prime pagine dei principali motori di ricerca per un numero non irrilevante di keyword, etc.
La spiaggia non è una buona alleata dei dispositivi elettronici, a maggior ragione di quelli che hanno parti meccaniche minuscole come la trackball del BlackBerry.
