RoundCube: aumentare le dimensioni degli allegati
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Chi utilizza RoundCube come applicazione webmail – noi ne utilizziamo una versione nostra con alcuni miglioramenti interessanti – si sarà accorto che la gestione degli allegati avviene in una maniera piuttosto anomala. Per motivi incomprensibili, l’applicazione è stata disegnata ignorando completamente alcuni importanti settaggi del php.ini e di Postfix relativi alle dimensioni dei file allegabili ad un messaggio email:
- vengono completamente ignorati i valori dei parametri upload_max_filesize (=maximum allowed size for uploaded files), post_max_size (=maximum size of POST data that PHP will accept) e memory_limit (=maximum amount of memory a script may consume) indicati nel file php.ini
- viene completamente ignorato il valore di message_size_limit nel file main.cf di Postfix
Ovviare a questa mancanza però è davvero semplice, è sufficente editare il file /usr/share/roundcube/.htaccess e cambiare a piacimento i valori dei rispettivi parametri:
php_value upload_max_filesize 20M
php_value post_max_size 21M
php_value memory_limit 64M
Tutto qui.







Da un paio di settimane per uno dei miei server di test ho aggiornato Apache2 MPM portandolo dalla versione “Prefork” alla “Worker”. Ho deciso di fare questa prova dopo avere letto alcuni post interessanti che descrivevano un notevole miglioramento nelle performance di WordPress dopo avere effettuato questo tipo di aggiornamento. Il periodo di prova ha confermato tutto: sul server in questione – dove gira una non più fiammante “Lenny” – ho potuto registrare una netta riduzione del load average durante l’esecuzione forzata di un elevato numero di processi PHP5 in FastCGI generati attraverso chiamate concorrenti a WordPress, una sorta di banchwork casalingo ottenuto con semplici script PHP autoprodotti.
Manca un solo giorno al rilascio ufficiale della nuova
Segnalo
Vi giro un minuscolo javascript che salverà molte delle vostre vite. Si tratta di una function da caricare negli head della pagina HTML per ottenere un resettamento progressivo degli z-index e annullare i problemi di sovrapposizione degli elementi che si verifica spesso quando nella pagina convivono vari elementi dinamici mescolati fra loro – ad esempio: menù a tendina tipo PixoPoint e presentazioni jQuery. In situazioni simili, spesso si verificano spiacevoli errori di valutazione della z-index da parte del browser – specialmente da parte di IE7 – ottenendo come risultato, ad esempio, la fastidiosa scomparsa di un menù a tendina dietro una presentazione a slide di jQuery. Questo piccolo script “miracoloso” risolverà il problema. Occhio che il reset delle z-index avviene in maniera progressiva dall’alto verso il basso, tenetene conto quando posizionate i div per non ottenere l’effetto contrario a quello voluto!
Oggi mi è capitata una di quelle cose che è bello dire solo quando sono finite. Stavo sistemando una serie di nuovi virtual host sul webserver di un cliente quando, del tutto improvvisamente, la macchina ha smesso di rispondere a qualsiasi forma di comando. L’ambiente bash in cui stavo digitando i miei comandi sembrava integra, nel senso che mi era possibile effettuare qualsiasi normale operazione purché non avesse a che fare con il filesystem: funzionavano perfettamente comandi come top e ps, ma era impossibile effettuare il less di un file o addirittura ottenere il man di un qualsiasi comando… In tutti i casi ottenevo un brutale e inequivocabile Input/output error, sintomo tristemente evidente di un problema sul filesystem.
Se volete rendere il vostro server inaccessibile ad un indirizzo IP da cui provengono troppi, sospetti tentativi di autenticazione, fail2ban è lo strumento che fa per voi. Si tratta di uno script in Python che esegue automaticamente una di quelle noiosissime operazioni che spesso un sistemista UNIX/Linux deve effettuare manualmente: fail2ban cerca nei log di sistema tutti gli indirizzi IP che hanno tentato senza successo di accedere al server; se i tentativi di accesso superano un certo numero massimo consentito in un certo arco di tempo, allora quell’IP viene tagliato fuori mediante iptables per un (altrettanto) certo lasso di tempo.
Quelli che hanno la cattiva abitudine di installare le applicazioni web nella document root si trovano spesso a dover affrontare un fastidioso problema: l’impossibilità di gestire directory e sub-directory estranee all’applicazione a causa delle restrizioni di accesso imposte dal file .htaccess.